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Servizi di Pubblica Utilità - 15/07/2010 17:36

Servizi pubblici: la fotografia dell’Irpet

L’istituto regionale di programmazione economica inaugura il ciclo di audizioni della commissione. Alessandro Antichi: “Vista la natura degli accertamenti che si dovranno fare, all’Irpet abbiamo avanzato la richiesta di affiancarci come supporto e assistenza nella raccolta e nell’elaborazione dei dati che acquisiremo”

Firenze – La Toscana dei rifiuti e dell’acqua al centro dell’audizione dell’Istituto regionale di programmazione economica in commissione d’inchiesta sui servizi pubblici locali presieduta da Alessandro Antichi (PdL). Inaugurando il ciclo di incontri che si susseguiranno nei prossimi mesi, l’Irpet ha fotografato lo stato della regione con un focus particolare sull’assetto industriale e istituzionale dei servizi idrico e ciclo dei rifiuti. Una fotografia che deriva da una ricerca iniziata dall’Istituto nel 2009, quindi ancora in corso, e che parte dall’analisi del riordino dei due settori avviata nella metà degli anni Novanta (Legge Galli del 1994 per l’acqua, decreto Ronchi del 1997 per i rifiuti).
Così come sintetizzato da Renata Caselli, dirigente Irpet per le utilities, “l’assetto attuale in entrambi i settori è figlio di scelte legislative note e che in oltre un decennio dimostrano criticità ancora tutte da affrontare”. Primo fra tutti il deficit infrastrutturale che “deve essere rivisto”. “Quello sulla termovalorizzazione è evidente mentre sull’acqua il livello di investimenti necessari non può essere coperto con le tariffe” giudicate “altamente insufficienti”. “È chiaro – ha continuato Caselli – che le leggi sono state rispettate, ma visti i problemi forse una revisione normativa è auspicabile”. In generale, nella gestione dei servizi pubblici, occorrerebbe anche una “revisione dell’assetto regolatorio” anche per superare quel “conflitto di interessi” per cui controllore e controllato si identificano.
Più nello specifico, in merito al servizio idrico, Enrico Conti ricercatore per la regolazione e l’assetto industriale dei servizi pubblici, ha spiegato che la Toscana ha “scelto un modello di gestione misto a maggioranza pubblica e svolto a gare per l’individuazione di soci privati”. Il territorio risulta così suddiviso in 6 ambiti, ciascuno affidato ad un gestore unico (Ato1 Toscana Nord, con gestore Gea spa, società interamente pubblica; Ato2 Basso Valdarno, con gestore Acque spa, società mista a maggioranza pubblica e socio privato più importante Acea spa; Ato3 Medio Valdarno, con gestore unico Publiacqua spa società mista a maggioranza pubblica e socio privato più importante Acea spa; Ato4 Alto Valdarno, con gestore unico Nuove Acque spa, società a maggioranza pubblica e socio privato più importante Gdf Suez; Ato5 Toscana Costa, con gestore unico Asa spa, società multi utility mista a maggioranza pubblica e socio privato più importante Iride Acque Gas spa; Ato6 Ombrone, con gestore unico Acquedotto del Fiora spa, società mista a maggioranza pubblica e socio privato più importante Acea spa).
L’indagine marca la “necessità di fare cospicui investimenti” perché “l’età media delle reti è molto elevata, la capacità depurativa non è razionalmente distribuita sul territorio, le infrastrutture e le tecnologie connesse al riuso delle acque sono poco sviluppate”. Affrontati anche il tema delle tariffe “in Toscana tra le più alte d’Italia” (tra il 2003 e il 2007 sono aumentate di circa il 20%), la questione gestore unico: “La scelta comporta opportunità ma anche rischi” ha detto Conti. Tra i vantaggi “un miglior accesso al credito, il mantenimento di un controllo pubblico di carattere regionale”. Tra i rischi “l’obbligo di cessione del controllo pubblico, mancate economie di scopo e scala”.
Sul settore rifiuti, Conti ha precisato che la “spinta all’integrazione è stata colta, anche se parzialmente. Il numero delle aziende rimane ancora elevato e la frammentazione è enorme”. Il processo di aggregazione è “in ritardo” e mostra tutta la sua evidenza nell’ambito Costa. Appena un po’ meglio il Centro contro un Sud all’avanguardia in cui l’esperienza Siena Ambiente spicca. Lo studio effettuato dall’Istituto su 6 gestori (Aamps, Asm, Geofor, Publiambiente, Quadrifoglio, Siena Ambiente), mette in evidenza “tutte le criticità e le opportunità di un settore che potrebbe essere volano di sviluppo”. “La Toscana – è stato ricordato – non produce più rifiuti di altre regioni (2,5 milioni tonnellate di urbani e 5 milioni di tonnellate di speciali), ma il sistema di gestione appare molto complesso”.
Ancora, il deficit infrastrutturale penalizza i cittadini residenti in territori sprovvisti di impianti i cui gestori sopportano costi “dal 50 all’80 per cento più elevati rispetto ai proprietari di impianti”. Parallelamente è necessario “aumentare la capacità di smaltimento e chiudere il ciclo produttivo. Il raggiungimento di una percentuale molto elevata di raccolta differenziata, imposta peraltro a livello europeo, non assicura l’autonomia dalle discariche”.
Il lavoro svolto dall’Irpet, che confluirà nel materiale ad uso della commissione anche per l’elaborazione della relazione finale, è stato apprezzato dal presidente Antichi. “È evidente che la fotografia data è ai limiti delle competenze di questa commissione, tuttavia il materiale è interessante e ci sarà utile”.
Dal vicepresidente Giovanni Ardelio Pellegrinotti (Pd), l’esortazione a rimanere sul campo dell’indagine e a “spingere per avere un quadro esaustivo delle partecipate in Toscana, necessario per capire quanti sono e quali, i servizi pubblici interessati dalle scadenze imminenti” (art. 3 comma 29 della legge 244 del 24/12/2007 – Finanziaria Prodi), e una riforma delle modalità di affidamento degli stessi servizi (art. 23 bis comma 8 del Decreto legge 112 del 25/06/2008).