Sanità in Toscana: il Consiglio fa il punto
Chiesta dai gruppi di opposizione, la seduta speciale si è aperta con gli interventi di Roberto Benedetti, Anna Maria Celesti, Fabio Roggiolani, Marco Carraresi, Stefania Fuscagni, Filippo Fossati
Firenze – “Non bastano i conti in ordine o i pareggi di bilancio per qualificare la nostra sanità come una delle migliori non solo in Italia ma addirittura in Europa. La correttezza finanziaria è certamente importante, ma non può essere sinonimo di efficienza, qualità e, soprattutto, umanità. Serve, sempre più urgentemente, un deciso cambiamento culturale e organizzativo, che riconosca e persegua la centralità delle persone rispetto all’apparato».
Lo ha dichiarato Roberto Benedetti, aprendo la seduta speciale del Consiglio regionale dedicata alla sanità toscana, una seduta richiesta dai gruppi An-PdL, FI-PdL e Af-PdL. «E’ troppo facile, oltre che sbagliato – ha aggiunto Benedetti - tagliare posti letto e servizi piuttosto che intaccare un modello ipertrofico, concepito e strutturato come rete politica, le cui maglie possono facilmente essere tirate ad ogni occorrenza elettorale».
Sulla stessa lunghezza d’onda Anna Maria Celesti. «La sanità assorbe il 70-75% del bilancio, pari a 7 milioni di euro circa, e rappresenta dunque l’industria più importante, a livello regionale e provinciale, per fatturato e per mezzi impiegati – ha rilevato la vicepresidente della commissione Sanità - In Toscana, da un punto di vista contabile, non c’è nulla da eccepire, ma basta poco per rendersi conto che questo successo altro non è che una raffinata operazione di tagli dietro cui si nascondono, e nemmeno troppo bene, una serie di disfunzioni e disservizi generati proprio dalle necessità di contrazione contabile». In primo luogo, a suo parere le liste d’attesa. “La soluzione non è certo nell’accorpamento delle agende chirurgiche – ha poi osservato – La lista unica risponde sì al bisogno di trasparenza, ma non affronta alla radice una piaga drammatica della sanità toscana. Occorre aprire le sale operatorie per almeno 12 ore al giorno e garantire un numero di posti letto e di personale congruo alle reali esigenze, con incremento delle risorse umane in quantità e qualità”.
Il presidente della commissione sanità, Fabio Roggiolani, ha rilevato che il pareggio di bilancio “non può diventare una colpa, soprattutto se ottenuto con una serie di azioni coerenti: tagli di spese improprie, rinnovamento e accorpamento degli ospedali, utilizzo di farmaci generici, una scelta, quest’ultima, che ha cambiato un approccio a livello nazionale ”. Roggiolani ha anche ricordato la decisione di assicurarsi “in proprio” contro i rischi clinici, “che ha permesso di risparmiare circa 30 milioni”, ed ha difeso il “valore etico” della lista unica. Più in generale, il presidente della commissione Sanità ha osservato che l’introduzione della carta sanitaria elettronica permetterà di sviluppare un nuovo modello organizzativo, che già vede i medici di famgilia riunirsi in ambulatori comuni e presto in grado di prenotare direttamente le prestazioni. “La nostra sarà una sanità ad energia rinnovabile – ha concluso – Non si limita a curare le malattie dei cittadini, ma anche a difendere il loro ambiente di vita”
Secondo Marco Carraresi “sono numerosi gli impegni rimasti incompiuti ed alcune soluzioni presentano evidenti elementi di inadeguatezza”. Sono rimasti incompiuti: l’integrazione delle università toscane (“le aziende ospedaliero-universitarie si presentano come un corpo a due teste, con la componente ospedaliera in posizione di sudditanza”); gli Estav (”le economie di scala sono andate a discapito della qualità degli acquisti”; il potenziamento dei presidi ospedalieri delle Asl per le attività specialistiche di base; la realizzazione dei quattro ospedali provinciali. Presentano tratti di inadeguatezza: il modello assistenziale per intensità di cure (“non ha considerato, per motivi economicistici, le reali esigenze dei pazienti”); l’istituzione dell’Ispo ed il passaggio al settore pubblico della Fondazione Monasterio; i rapporti con le strutture private (“è assente ogni elemento di programmazione”); il sistema emergenza-urgenza territoriale (“a due anni dalla sentenza della Corte di Giustizia europea, non si è ancora adeguato il sistema convenzionale con le associazioni di volontariato”). “Come si fa a parlare di società della salute – ha concluso Carraresi – se non c’è un patrimonio, certezza ed univocità di compiti, dotazione organica di personale, budget finanziari e servizi da erogare che fanno capo all’azienda sanitarie territoriale”.
“Un approccio ragionieristico, che non consente al sistema di dare risposte sul territorio”. Ha sintetizzato così il suo giudizio Stefania Fuscagni, puntando il dito sulla vicenda del Sant’Antonino di Fiesole, “diventato, a distanza di quattordici anni, un luogo di non senso”, dopo la decisione di dismetterlo per potenziare Camerata ed utilizzarlo come residenza sanitaria per anziani sulla base di un project financing. “Adesso è una struttura fatiscente e l’ospedale di Camerata resterà anche senza Cup – ha osservato – Il comune gioca a nascondino: perché la Regione non deve farsene carico? ”.
Filippo Fossati ha rilevato che le politiche di bilancio “non hanno mai determinato un taglio dei servizi, ma sono il frutto di economie di sistema, realizzate sulla base del principio dell’appropriatezza delle cure”. “Siamo riusciti a risparmiare nella spesa per i farmaci – ha affermato – garantendo una copertura farmacologica adeguata”.
A suo parere sono stati raggiunti risultati importanti, ad esempio nel settore materno-infantile, con una mortalità che è passata, in dieci anni, da 5,5 per mille a 2,8 per mille, mentre nel resto d’Italia siamo intorno al 5 per mille. Altrettanto nella cardiologia. “Grazie a poderosi investimenti su strutture e strumentazioni siamo ai livelli più bassi di Italia per eventi ischemici ed infarti – ha rilevato – Nel tumore alla mammella siamo tra i migliori del mondo per sopravvivenza a cinque anni. Sono numeri e sono vite”. Dopo aver ricordato che nella terapia del dolore, la Toscana ha introdotto gli oppiacei e le cure palliative “prima di altri ed andando controcorrente”, Fossati ha sottolineato “la grande collaborazione degli operatori, senza la quale non sarebbe stato possibile raggiungere questi obiettivi”. “Abbiamo introdotto la valutazione del rischio clinico, un elemento delicatissimo, ma nessuno si è tirato indietro – ha concluso – Abbiamo superato una vecchia cultura ed introdotto una nuova, abbiamo governato un sistema per dare risposte ai cittadini”.
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